Il Team Fisiosport domina il Duathlon di Santena con una prova di forza straordinaria.
Abbiamo messo a confronto i due protagonisti della giornata: Giuseppe Hernis, una certezza del panorama multisport e Lorenza Beccaria, che ha bagnato l’esordio con una vittoria schiacciante.
- Il Primo Passo: Raccontateci l’emozione del nastro di partenza e i primi chilometri di corsa
Giuseppe: Alla partenza ero leggermente teso, ma in modo positivo: sapevo di essere in una buona condizione fisica e l’obiettivo era interpretare la gara nel modo più efficace possibile. Ho scelto di non forzare immediatamente, lasciando sviluppare la situazione nelle prime centinaia di metri.
Fino al primo giro di boa sono rimasto leggermente arretrato, gestendo il ritmo e osservando gli avversari. Nella parte in discesa ho aumentato progressivamente l’intensità, sfruttando il terreno favorevole per guadagnare posizione senza andare fuori soglia. Questo mi ha permesso di portarmi in seconda posizione e di iniziare a controllare la gara.
Lorenza: L’emozione di trovarsi ai nastri di partenza a Santena è difficile da spiegare. Essendo il mio primo Duathlon, il cuore batteva forte per un mix esplosivo di eccitazione e paura dell’ignoto. Come avrei gestito i ritmi? E i cambi? Quelli, a dire il vero, li avevo provati per la prima volta solo un’ora prima della gara, grazie alla “santa pazienza” di Gian che mi ha mostrato come muovermi. La mia strategia era semplice ma cauta: restare incollata al gruppo di testa nella prima frazione di corsa (5.000 metri) per testare le gambe, visto che ho ripreso a correre da poco. Se il ritmo fosse stato troppo alto, avrei mollato; se invece avessi sentito le gambe girare… beh, avrei provato a giocare d’anticipo. E così è stato! Sentendo che il ritmo era sostenibile, ho deciso di forzare per guadagnare terreno: temevo di essere lenta nei cambi rispetto alle veterane, quindi volevo arrivarci con un po’ di “tesoretto”. Sono riuscita a staccarle e a prendermi un minuto di vantaggio, arrivando alla transizione con più serenità. Una volta partiti, però, ogni paura è svanita: è rimasta solo la voglia di spingere al massimo e, come diciamo noi, di “menare” fino alla fine!
- La Transizione e il Ciclismo: Com’è stato il passaggio alla bici e che strategia avete adottato sui pedali?
Giuseppe: L’ingresso in zona cambio è stato molto lucido: ero concentrato e questo mi ha consentito di effettuare una transizione pulita e senza errori. Ho notato che alcuni atleti molto forti nella frazione ciclistica stavano entrando poco dopo di me, quindi l’obiettivo era uscire senza esagerare.
In bici ho impostato subito un ritmo controllato, evitando di forzare nei primi chilometri. Sapevo che il mio compagno di squadra, Renna , sarebbe rientrato; insieme a lui c’era anche Manzotti e lì ho capito che potevamo collaborare per chiudere sul fuggitivo.
Una volta formato il gruppetto, la strategia è stata chiara ed efficace: grande lavoro di Renna, che ha tirato gran parte della frazione mantenendo un’andatura forte e costante. Questa gestione ci ha permesso, intorno al quindicesimo chilometro, di rientrare sulla testa della gara senza compromettere la fase finale.
Lorenza: La mia transizione bici-corsa è stata un mix tra il comico e l’eroico. Sono arrivata così stremata che le mani mi tremavano violentemente: ho perso un’eternità a lottare contro quel maledetto gancio, che improvvisamente sembrava l’oggetto più complicato del mondo. Una volta superato l’ostacolo “casco”, è iniziata la sfida psicologica: correre con la bici in mano ripetendomi come un mantra “sali solo dopo la linea, solo dopo la linea!”, per evitare una squalifica per troppa foga. Una volta in sella, però, la musica è cambiata. Nonostante l’incertezza su come avrebbero reagito le gambe nell’ultima frazione di corsa, i riferimenti cronometrici mi davano fiducia: ai giri di boa vedevo il distacco aumentare. Un paio di minuti di vantaggio che mi hanno permesso di spingere forte, ma anche di gestire le energie, tra un’accelerata e un momento di recupero, in attesa dell’incognita finale. Essere una novellina significa anche questo: imparare a gestire i tremolii, ridere degli imprevisti e scoprire che, nonostante la fatica, la testa può portarti lontano.
- Il Momento Chiave: C’è stato un istante in cui avete capito che la vittoria era a portata di mano?
Giuseppe: Sì, il momento decisivo è arrivato poco prima della seconda transizione. Scendendo dalla bici ho notato che nel nostro gruppetto non era presente il mio compagno di squadra Breusa (fortissimo runner): in quel momento ho capito che la situazione era favorevole.
Nell’ultima frazione ho impostato subito un ritmo elevato nei primi metri per creare selezione e consolidare il vantaggio, per poi stabilizzarmi su un passo controllato, focalizzato esclusivamente sulla gestione del distacco.
Chiudere con un podio assoluto insieme a un compagno di squadra come Renna è una grande soddisfazione, anche dal punto di vista del lavoro di squadra svolto durante la gara.
Lorenza:Per me è stato durante il secondo giro di boa della frazione in bici: mi sono voltata e ho visto il distacco. Erano in tre a inseguirmi, ma in quel momento ho capito che, se avessi continuato a spingere senza pensare a nient’altro, il traguardo sarebbe stato mio. Ho dato tutto in quell’ultima accelerata sui pedali, con un unico pensiero fisso: “Basta non piantarsi nella corsa”.Lo ammetto, il passaggio dalla bici alle scarpe da running è stato quasi traumatico. Non avendo mai provato una transizione vera, le mie gambe sembravano non rispondere più; sentivo i muscoli tirare e la falcata era tutt’altro che fluida. Ma la mente correva più veloce delle gambe. Sapendo di avere un buon margine di vantaggio sulle inseguitrici, sono riuscita a scacciare il terrore di non farcela e a trasformare quel dolore in un sorriso.
Mi sono detta: “Godiamoci quest’ultimo giro”. E così è stato.
- Sensazioni Post-Gara: Giuseppe, una conferma; Lorenza, un debutto da sogno. Cosa vi portate a casa da Santena?
Giuseppe: La soddisfazione è ovviamente grande: vincere è sempre importante, ma in questo caso il risultato rappresenta soprattutto una conferma dello stato di forma attuale.
Dopo il buon risultato di Imola e questa prestazione a Santena, posso ritenermi molto soddisfatto della preparazione svolta finora. Le sensazioni in gara e la gestione delle varie fasi indicano che il lavoro fatto sta andando nella direzione giusta.
Lorenza: Dalla gara di Santena non porto a casa solo un risultato, ma una nuova consapevolezza: il duathlon mi diverte da matti! È una disciplina che unisce i miei due amori sportivi, corsa e bici, e ammetto che l’idea di testare i miei limiti in questo mondo mi stuzzica parecchio (e chissà che l’anno prossimo non si aggiunga anche il nuoto per un triathlon completo). Anche se per questa stagione i miei obiettivi principali restano le Granfondo di ciclismo, l’esperienza di Santena ha lasciato il segno. Il merito non è solo della competizione, ma del clima straordinario che ho trovato nel Team FisioSport mi sono sentita subito parte di una grande famiglia.È un mondo tutto da scoprire e non vedo l’ora di condividere nuovi traguardi con questo gruppo fantastico. Il futuro? È tutto da scrivere, tra sella e scarpe da corsa!
- Road to…: Quali sono i prossimi obiettivi stagionali e dove vi vedremo gareggiare a breve?
Giuseppe:Il prossimo obiettivo principale sarà il Campionato Italiano di Duathlon Classico a Pontoglio, una gara che richiede equilibrio tra intensità e gestione dello sforzo. Successivamente tornerò al triathlon con la gara di Fossano.
Lorenza: La mia stagione 2026 è ufficialmente nel vivo e il focus è chiaro: ciclismo.
Mi aspetta un calendario intenso e adrenalinico, con tre appuntamenti consecutivi nelle prossime settimane che mi porteranno a testare le gambe su percorsi spettacolari: inizierò con la Granfondo Colnago a Desenzano del Garda, passerò per la Brico a Torino e arriverò fino alla Spezia per la Granfondo delle Cinque Terre.Ma non finisce qui. A maggio giocherò “in casa” con gare nella mia zona, tra cui l’appuntamento di Entracque e le tappe del tour con l’iconica Fausto Coppi.Dopo questa scorpacciata di chilometri mi concederò una pausa estiva, ma non sarà solo riposo: sarà il momento di riflettere e, forse, iniziare a gettare le basi per una nuova sfida. L’idea di un debutto nel Triathlon per il prossimo anno si fa sempre più concreta… restate sintonizzati, perché il bello deve ancora venire!

