Oltre il traguardo: Veronica Di Leo e l’esperienza della 100 km del Passatore

Oggi incontriamo Veronica Di Leo, runner del team FisioSport, che tra sabato 23 e domenica 24 maggio 2026 ha tagliato il traguardo della 100 km del Passatore. Questa classica dell’ultramaratona, che collega Firenze a Faenza, è molto più di una semplice competizione! In questa chiacchierata, Veronica ci racconta come ha affrontato il suo esordio in questa storica gara, dalla preparazione iniziale alla gestione delle sfide lungo il percorso.

Come prima cosa spiegaci perchè hai scelto di correre il Passatore.

La scelta di correre il Passatore è nata in me nel momento in cui ho deciso di andare più a fondo. Dopo la prima maratona a dicembre 2024 e la seconda ad Instanbul a novembre 2025 sentivo di voler andare oltre. Volevo far diventare la corsa un momento d’esplorazione profonda della mia mente e del mio corpo. Sentivo che era il momento “giusto”, sentivo che ne avevo bisogno e sapevo che in qualche modo sarei riuscita a sfruttare ciò che in passato ho usato contro di me, in una forza che mi avrebbe condotta verso l’obbiettivo, aiutandomi a sciogliere dei nodi che da tempo mi stavo portando dietro. Così da dicembre 2025 è nato il viaggio che mi ha condotto alla partenza in Piazza del duomo a Firenze.

La gara è lunga 100km, ma raccontaci l’emozione dei primi km.

Arrivata in piazza del Duomo a Firenze sono stata travolta da un’energia molto particolare, diversa rispetto alle partenze che avevo vissuto in altre occasioni e lì ho capito che stava per partire un viaggio che mi avrebbe condotta fino a Faenza, dove però Veronica non sarebbe stata la stessa. Durante i primi chilometri ero felice, emozionata, concentrata e grata di trovarmi nel posto giusto al momento giusto perché era ciò che avevo desiderato nei mesi precedenti. Sono stati i chilometri più delicati ma anche quelli dove ho avuto modo di immergermi nel flusso d’energia più bello della mia vita fino ad ora.

Sabato faceva molto caldo, come hai gestito questo fattore esterno?

Per prima cosa fino a poco prima della partenza sono stata all’ombra, così da partire il più “fresca” possibile. Una volta partita sapevo che l’idratazione sarebbe stata una delle componenti più importanti, almeno per i primi 30 km, perciò ho alternato acqua ai ristori e acqua nelle flask così da rimanere sempre ben idratata. Nella mia testa il caldo non era più un ostacolo ma la motivazione giusta per “risparmiarmi” il più possibile e arrivare alla Colla in forma, stando in frequenza e gestendo bene le sensazioni.
Ho avuto qualche piccolo momento di nausea che per fortuna è stato solo passeggero.

C’è stato un momento chiave che ti ha fatto pensare “ce la sto facendo”? Oppure un momento speciale che ci vuoi raccontare?

Sì, arrivata ad Errano al 95 km ho capito che ero lì, mancava poco e il viaggio stava per concludersi. Non sapevo più che ora fosse perché non me ne sono mai preoccupata, le gambe però iniziavano ad andare avanti sempre più piano e poco a poco sentivo che qualcosa si stava spegnendo. Poi è passato il mio ragazzo in macchina (che dalla Colla in poi mi ha dato sostegno) e mi ha detto: “non mollare Vero, ti manca poco, sei stata fortissima”. In quel momento stavo camminando (data la stanchezza) ma poi qualcosa dentro di me è cambiato. Ho iniziato a sentire un’energia che non sapevo di avere ancora e ho affrontato gli ultimi 5 km proprio come avevo desiderato: correndo bene, piena d’emozione e d’energia fino a tagliare il traguardo.

Uno dei momenti più speciali per me è stato quando passata la Colla, ormai buio, ho alzato lo sguardo verso il cielo e sono rimasta a bocca aperta. Un infinità di stelle stavano brillando proprio sopra di me e mi hanno accompagnata quasi fino all’arrivo.
Quelle stelle le porterò per sempre nel cuore.

Ora sei un’ultramaratoneta, quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

In questo momento non ho già un obbiettivo in particolare. So che nelle lunghe distanze ho trovato qualcosa che mi appartiene e sono sicura di voler approfondire sempre di più questo mondo.
Detto ciò, continuerò ad esplorare me stessa e lo farò attraverso lo sport perché è ciò che mi appartiene più al mondo e grazie ad esso sto diventando sempre di più la versione migliore di me.

Se vuoi aggiungere qualcosa puoi farlo qui.

Vorrei ringraziare tutte le persone che ho conosciuto in questi mesi, centrifisiosport per avermi accolto in una nuova famiglia, Marco Iozzolino che mi ha guidata fino all’obiettivo dandomi la possibilità di vivere il passatore proprio come l’avevo immaginato 6 mesi fa e Edoardo( il mio compagno) perché senza il suo sostegno, il suo amore e la sua fiducia in me non sarei arrivata dove sono ora.

Il passatore non è solo una gara podistica, ma un vero e proprio viaggio interiore che chilometro dopo chilometro, crea una membrana visiva nuova e alla fine otterrai un punto di vista differente della vita.
Auguro a tutti coloro che hanno un desiderio di poterlo rendere realtà come io ho potuto fare il 23/24 maggio 2026.

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